Fotografia spontanea al matrimonio: non è solo reportage
«Non vogliamo foto impostate»
La fotografia spontanea al matrimonio è una delle richieste che sento più spesso quando incontro una coppia per parlare del loro matrimonio.
«Non vogliamo foto impostate.»
È una frase che capisco perfettamente. Non vogliono passare la giornata davanti all’obiettivo, non vogliono sentirsi dire continuamente dove mettersi o come guardare e, soprattutto, non vogliono avere la sensazione che il loro matrimonio si trasformi in un lungo servizio fotografico.
Molto spesso, infatti, alla richiesta di fotografie spontanee si aggiunge quella di avere un reportage di matrimonio, perché è proprio questa la parola che oggi rassicura maggiormente gli sposi: niente pose, niente fotografie costruite, il fotografo che osserva quello che succede e racconta la giornata così com’è.
Ma c’è un equivoco che secondo me vale la pena chiarire: fotografia spontanea e reportage di matrimonio non sono necessariamente la stessa cosa.
Il reportage racconta quello che succede
Durante un matrimonio ci sono moltissimi momenti che non hanno bisogno di essere costruiti. La preparazione, l’arrivo degli invitati, l’emozione dei genitori, una risata improvvisa, un bambino che corre, gli amici che si abbracciano, una lacrima che scende durante la cerimonia.
In queste situazioni il mio compito è soprattutto osservare e anticipare quello che sta per succedere, cercando di essere presente senza diventare protagonista. È una parte del lavoro che amo particolarmente, perché permette di raccontare il matrimonio attraverso ciò che accade realmente, senza chiedere alle persone di ripetere o interpretare un’emozione.
Ma pensare che fare reportage significhi fotografare esclusivamente ciò che accade senza mai intervenire sarebbe una semplificazione.
E soprattutto significherebbe rinunciare a una parte importante del racconto.
Una fotografia spontanea non nasce sempre da sola
Essere spontanei davanti a una macchina fotografica non è così semplice come sembra. Quando una persona sa di essere fotografata, cambia inevitabilmente qualcosa: si irrigidisce, pensa a dove mettere le mani, cerca di sorridere oppure si chiede cosa dovrebbe fare.
Per questo, quando arriva il momento di fotografare gli sposi più da vicino, non credo sia sufficiente mettersi a distanza e aspettare che accada qualcosa.
Preferisco creare le condizioni perché possano sentirsi a proprio agio. Possiamo parlare, camminare, fermarci in un luogo particolare, guardarci, scherzare. Posso darvi una piccola indicazione, suggerire un movimento o semplicemente iniziare una conversazione e lasciare che da quella situazione nasca qualcosa di vostro.
Non sto costruendo una scena da recitare. Sto creando una situazione nella quale possiate essere voi stessi.
Ed è proprio questa, per me, una delle differenze tra una fotografia semplicemente “non posata” e una fotografia realmente spontanea.
Il fotografo deve sapere quando intervenire e quando farsi da parte
Questo equilibrio è probabilmente uno degli aspetti più importanti del mio lavoro.
Ci sono momenti in cui non devo fare assolutamente nulla. Se vedo un abbraccio tra una sposa e suo padre, una risata improvvisa o un’emozione durante la cerimonia, non ho bisogno di costruire qualcosa: devo semplicemente essere nel posto giusto e non disturbare quello che sta succedendo.
In altri momenti, invece, stare semplicemente a guardare significherebbe perdere un’opportunità. Può esserci una bella luce, un luogo particolare, qualche minuto a disposizione per gli sposi oppure una coppia che ha bisogno di essere guidata perché non è abituata a stare davanti a una macchina fotografica.
È qui che entrano in gioco esperienza, sensibilità e capacità di relazione. Sapere quando intervenire è importante tanto quanto sapere quando fare un passo indietro.
Il matrimonio non è soltanto reportage
Credo che questo sia il punto più importante dell’articolo.
Un matrimonio può essere raccontato attraverso il reportage, ma non può essere soltanto reportage.
Ci sono fotografie che nascono osservando quello che succede e altre che hanno bisogno di essere pensate. Ci sono i ritratti degli sposi, le fotografie con i genitori, con i nonni e con gli amici, le fotografie di gruppo che magari non saranno le più “spontanee” della giornata, ma che tra vent’anni potrebbero diventare alcune delle più importanti.
E poi ci sono quei momenti più intimi in cui mi trovo a stretto contatto con gli sposi e posso lavorare insieme a loro. Non necessariamente per costruire una posa rigida, ma per creare una situazione nella quale possano sentirsi tranquilli e dimenticare, almeno per qualche momento, di essere fotografati.
Per questo non vedo reportage, ritratto e fotografia spontanea come tre cose in competizione. Sono linguaggi diversi che devono trovare il giusto equilibrio all’interno dello stesso racconto.
Anche una fotografia guidata può essere autentica
Una delle cose che vorrei far capire agli sposi è che una fotografia guidata non è necessariamente una fotografia falsa.
Se vi chiedo di spostarvi in un punto dove la luce è migliore, di camminare insieme, di guardarvi o semplicemente di rimanere qualche secondo in quella situazione, non sto cercando di farvi interpretare una coppia che non siete.
Sto cercando di valorizzare qualcosa che appartiene già a voi.
La differenza sta nel modo in cui viene fatto.
Se una persona viene costretta in una posizione che non le appartiene, prima o poi questo si vede nella fotografia. Se invece attraverso il dialogo riesco a metterla nelle condizioni di sentirsi bene, quella stessa fotografia può risultare naturale anche se dietro c’è stata una mia indicazione.
La spontaneità non sta necessariamente nell’assenza di guida, ma nel modo in cui quella guida viene utilizzata.
Non tutto deve essere spontaneo
A volte sembra quasi che chiedere fotografie spontanee significhi rifiutare qualsiasi fotografia più costruita. Io non la penso così.
Una fotografia con i vostri genitori non deve essere spontanea per avere valore. Una fotografia con i nonni non deve nascere per caso. Una fotografia degli sposi in un luogo particolarmente bello può essere pensata e costruita con attenzione senza per questo diventare artificiale.
Anzi, alcune fotografie hanno proprio bisogno di essere create.
Il problema non è quindi posare oppure non posare. Il problema è quanto spazio dare a ciascun momento e soprattutto fare in modo che nessuna fotografia vi faccia sentire fuori posto.
Una fotografia spontanea è quella in cui vi riconoscete
Alla fine, per me, questa è la definizione più importante quando parliamo di fotografia spontanea al matrimonio.
Una fotografia spontanea non è necessariamente una fotografia nella quale il fotografo non è mai intervenuto. È una fotografia nella quale voi vi riconoscete.
Potete essere voi stessi mentre ridete durante un momento completamente imprevisto, ma potete esserlo anche mentre siete uno accanto all’altra e vi sto dando qualche piccola indicazione.
Quello che conta è che non vi venga chiesto di interpretare qualcosa che non vi appartiene.
Perché se quello che state facendo non è naturale per voi, prima o poi si vede anche nella fotografia.
Non cerco un matrimonio perfetto, cerco il vostro matrimonio
Dopo tanti anni di matrimoni ho imparato che non esiste un modo universale per raccontare una coppia.
Ci sono sposi che si sentono perfettamente a loro agio davanti alla macchina fotografica e altri che hanno bisogno di qualche minuto per lasciarsi andare. Ci sono coppie che amano avere qualche fotografia più costruita e altre che preferiscono quasi sempre essere lasciate libere.
Il mio compito non è applicare lo stesso metodo a tutti.
È conoscervi, ascoltarvi e capire come lavorare con voi.
Per questo, quando parliamo di fotografia spontanea al matrimonio, non penso a un fotografo nascosto dietro un cespuglio che aspetta che succeda qualcosa.
Penso a un fotografo che sa osservare, ma che sa anche entrare in relazione con le persone. Che sa guidare quando serve e farsi da parte quando è il momento. Che sa raccontare quello che accade, ma anche creare le condizioni perché possano nascere immagini che altrimenti non esisterebbero.
È proprio questo, per me, il senso della fotografia spontanea al matrimonio: creare immagini naturali senza pretendere che la naturalezza arrivi semplicemente aspettando che accada qualcosa.
Voglio consegnarvi fotografie nelle quali, anche tra molti anni, possiate ancora riconoscere voi stessi.