Fotografiamo tutto, ma viviamo davvero?
Fotografiamo tutto, ma viviamo davvero?
Qualche giorno fa ero in bicicletta e mi è venuto un pensiero.
Vivere i momenti sembra diventato sempre più difficile.
Oggi possiamo comunicare con chiunque, in qualsiasi momento e da qualsiasi parte del mondo. Possiamo inviare una fotografia in pochi secondi, condividere un video in tempo reale o raccontare una giornata mentre la stiamo ancora vivendo.
Eppure, paradossalmente, ho l’impressione che siamo sempre più lontani.
Non fisicamente.
Umanamente.
Mi capita di vedere persone sedute allo stesso tavolo che passano più tempo a guardare uno schermo che a guardarsi negli occhi. Famiglie riunite per una cena che vengono continuamente interrotte da notifiche, messaggi e social network.
Siamo connessi con tutti, ma spesso poco presenti con chi abbiamo accanto.
Vivere i momenti o raccontarli?
Negli ultimi anni è cambiato il nostro modo di vivere le esperienze.
Quando assistiamo a un concerto, a uno spettacolo o a un evento importante, il primo impulso è spesso quello di prendere il telefono.
Registriamo.
Fotografiamo.
Condividiamo.
Documentiamo.
Ma quanta attenzione rimane per ciò che sta accadendo davanti a noi?
Mi capita spesso di osservare persone che seguono un intero concerto attraverso lo schermo del telefono. Persone che registrano minuti e minuti di video che probabilmente non riguarderanno mai.
E allora mi chiedo: stiamo davvero vivendo quei momenti oppure siamo troppo impegnati a conservarli?
Anche nei matrimoni viviamo sempre meno i momenti
Da fotografo, questa situazione la vedo continuamente.
Succede durante i matrimoni.
Succede durante i battesimi.
Succede durante molte cerimonie.
Uno dei momenti più emozionanti di un matrimonio è l’uscita degli sposi dalla chiesa.
Eppure basta guardarsi intorno.
Decine di telefoni alzati.
Persone concentrate a registrare.
Invitati che osservano la scena attraverso uno schermo invece che con i propri occhi.
È una situazione che ormai consideriamo normale.
Ma non sempre ci rendiamo conto di ciò che perdiamo.
Perché mentre stiamo cercando di salvare quel momento sul telefono, rischiamo di non viverlo davvero.
Quando anche il parroco invita a mettere via il telefono
Una cosa che apprezzo molto è quando alcuni sacerdoti, prima dell’inizio della cerimonia, invitano gli ospiti a mettere via telefoni e fotocamere.
Non per proibire.
Ma per ricordare il senso di quel momento.
Ogni volta che succede noto un cambiamento.
Le persone diventano più attente.
Più presenti.
Più coinvolte.
L’atmosfera cambia.
E sinceramente li ringrazio.
Perché ci ricordano qualcosa che forse stiamo dimenticando: alcuni momenti meritano di essere vissuti prima ancora che fotografati.
Abbiamo migliaia di fotografie, ma quanti ricordi?
Questo è forse il paradosso più grande.
Non abbiamo mai prodotto così tante immagini come oggi.
Ogni giorno scattiamo fotografie, registriamo video, condividiamo contenuti.
Eppure ho la sensazione che molti ricordi siano diventati più fragili.
Una volta le fotografie erano poche.
Venivano stampate.
Conservate.
Riguardate insieme.
Oggi migliaia di immagini restano archiviate dentro uno smartphone, spesso dimenticate dopo pochi giorni.
La tecnologia ci permette di conservare tutto.
Ma conservare non significa ricordare.
La fotografia dovrebbe aiutarci a vivere i momenti
Forse è proprio qui che entra in gioco il valore della fotografia.
Una fotografia non dovrebbe sostituire un’esperienza.
Dovrebbe aiutarci a ricordarla.
Come fotografo, il mio compito non è solo creare immagini.
È permettere alle persone di vivere i momenti con maggiore libertà.
Di essere presenti.
Di ridere, emozionarsi, abbracciare qualcuno senza preoccuparsi continuamente di documentare tutto.
Perché le fotografie più importanti non nascono dalla necessità di mostrare qualcosa agli altri.
Nascono dal desiderio di conservare qualcosa per sé.
Forse il problema non è la tecnologia
La tecnologia non è il nemico.
I telefoni non sono il problema.
I social network non sono il problema.
Sono strumenti.
Strumenti straordinari che utilizziamo ogni giorno.
Il vero rischio nasce quando questi strumenti occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni, alle emozioni e alla presenza.
Quando siamo fisicamente in un luogo, ma mentalmente altrove.
Quando siamo seduti accanto a qualcuno, ma stiamo guardando uno schermo.
Quando siamo presenti in una fotografia, ma assenti nel momento in cui è stata scattata.
Una riflessione finale
Forse non abbiamo bisogno di fare più fotografie.
Forse abbiamo bisogno di vivere i momenti con maggiore attenzione.
Perché la tecnologia ci permette di essere ovunque.
Ma gli abbracci, le emozioni, le risate e i ricordi continuano ad accadere in un solo posto.
Qui.
Adesso.
Davanti a noi.